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Pallotta d'Acquapendente disse

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18 07 07 - prologo

A noi piace il Prof. Raffaele Pallotta d'Acquapendente, non per il suo bel nome altisonante, non perchè, ufficiale di Marina e medico, sia stato anche definito " il cacciatore di bolle " ... (il Professore è insigne studioso pioniere della medicina subacqua ed iperbarica, specializzazione che tante vite ha strappato alla morte), non perchè sia stato per più anni il Presidente dell'Istituto Culturale Rotariano ... ma a noi piace per come pensa ed interpreta il Rotary e per come ne parla.

Un gruppetto di noi del Salò e Desenzano ha avuto il piacere di sentirlo nel suo intervento del 26 maggio u.s. al XXII° Congresso del Distretto 2050 tenutosi alla Villa Fenaroli di Rezzato.

Il nostro Presidente Andrea Manerba avvalendosi dell'originale della proiezione PowerPoint del Professore ne ha saggiamente riproposto la relazione ai presenti alla riunione di martedì 10 luglio.

Considerato il diffuso interesse suscitato e la indubbia validità dell'intervento, a beneficio dei Soci che non poterono essere presenti ne a Rezzato ne all'ultima riunione e di coloro che avessero comunque la bontà di leggerci, in apposita pagina, con cadenza settimanale, ne pubblicheremo via via importanti estratti.

 

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25 07 07 - estratto uno


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Il filosofo scozzese John MacMurray, afferma che: ” E’ necessario riconoscere la paura nel cuore degli uomini e sostituirla con la fiducia e la speranza: liberarci da una vita sulla difensiva per sostituirla con una vita basata sulla libertà e sulla spontaneità: rendere la vita piena e ricca al posto di una vita ansiosa e limitata, alla quale le nostre paure ci condannano

 


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George Bernard Shaw amava, invece, affermare che:

  • “L’uomo ragionevole si adegua al mondo;
  • quello irragionevole si ostina a tentare di adeguare il mondo a se stesso.
  • Dunque il progresso dipende dagli uomini irragionevoli“
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.

Paul Harris e tutti noi che l’abbiamo seguito siamo, quindi, degli uomini irragionevoli, orgogliosi di poter essere annoverati tra coloro che si ostinano a voler cambiare il modello di una Società che, in ogni parte del mondo, vogliamo più giusta ed equilibrata.

 


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25 07 07 - estratto due

 

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Viviamo un’epoca in cui si estendono i confronti sociali e le dispute razziali, in cui la fame, le malattie, le guerre minacciano un numero rilevante d’esseri umani e dove dominano ancora l’ignoranza e l’intolleranza, fondamenta del fanatismo e dell’irrazionalità.

La violazione dei Diritti dell’Uomo, ma anche la tolleranza a dimenticare i suoi Doveri, sono diventati affari correnti ed i governi, non di rado, chiudono ambedue gli occhi in nome di un preteso interesse superiore che si avvicina, fino a sovrapporsi, all’ipocrisia.

Non si tratta d’essere ottimisti o pessimisti, si tratta di prendere atto, in modo sereno e pacato, di una realtà, d’averne consapevolezza critica e d’operare con coraggio e fermezza.

 

Paul Harris ricordava spesso che “Il Rotary non si ferma, non può fermarsi, perché il nostro è un mondo che cambia e noi dobbiamo cambiare con lui.”

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02 08 07 - estratto tre

Ha senso esternare, ad un mondo sordo all’etica dei valori, concetti che rimangono solo un corollario di belle parole, senza effetto pratico?

Possiamo continuare a limitare la nostra azione agli interventi caritatevoli e alle manifestazioni di livello culturale anche se pregevoli?

Non credo!

Si può contribuire a costruire un mondo migliore solo impegnandosi a cercare di migliorare le condizioni di vita, materiali ed etiche, della comunità dove esercitiamo il nostro servizio.

Si devono preparare le nuove generazioni iniziando da quelle che vivono nella comunità in cui operiamo.

La campagna Polio Plus ha dimostrato che i rotariani possono cooperare con i governi nazionali e locali per il raggiungimento dei loro obiettivi umanitari.

Possiamo contribuire a migliorare il mondo, iniziando dalla nostra città e dalla nostra comunità, impegnandoci in una costante azione di “politica sociale”, meglio definibile come “politica della comunità”.

l Si, è vero. I club rotariani non devono far politica. Ciò non significa però che debbano vivere in un disimpegno che finirebbe per estraniarli dalla vita reale e dai problemi della Società attuale.

Significa solo che il club non può essere schierato con nessuna parte politica, ma deve contribuire alla politica delle cose senza posizioni preconcette che possano interferire con la razionalità del pensiero in un confronto civile, rispettoso delle varie posizioni.

Nelle azioni di pubblico interesse, ad esempio, il confronto delle diverse idee deve, necessariamente, precedere nel club la loro realizzazione, affinché possano essere calibrate e razionali.

Non sempre saremo d'accordo ma, insieme, dovremo trovare un accordo.

 

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20 08 07 - estratto quattro

 

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Il successo delle nostre proposte dipenderà proprio dal loro giusto equilibrio, senza il quale non potranno essere accettate come contributo dalle amministrazioni locali e di governo, di qualsiasi parte politica siano espressione.

 

D'altra parte i rotariani non possono non riflettere sul ruolo dei cittadini, sul ruolo della società civile ed economica che coinvolge ciascuno di noi come soggetto politico.

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Il Rotary può divenire coscienza critica del Paese e la sua azione sarà tanto più autorevole, quanto più sarà capace d'essere portatore d'interessi generali e non corporativi e di elaborare un'etica del disinteresse, da trasferire nei suoi progetti.

 

 

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Il Rotary non deve e non può erigersi a giudice e critico impietoso della gestione pubblica che regola la convivenza degli uomini nelle comunità, grandi o piccole che siano.

 

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Il Rotary deve viceversa cercare di collaborare con proposte e programmi, che hanno il vantaggio di non essere legati ad interessi di parte, per far sì che la gestione pubblica sia più efficiente ed equilibrata.

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Far precedere le nostre riunioni dagli inni nazionali ricorda, a noi per primi e agli altri, che esse si svolgono nel rispetto delle leggi vigenti nei vari Paesi dove operiamo.

 

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Ci riserviamo, però, il diritto non di un facile quanto sterile disaccordo, ma di una critica che scaturisca da una profonda riflessione che, via via, si trasformi in proposta, nel tentativo di suggerire opportune correzioni di rotta che possano essere utili a tutti gli interessati.

 

 

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31 08 07 - estratto cinque

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La nostra epoca è caratterizzata da due realtà: la complessità e il cambiamento.

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E’ necessario prendere atto che c'è da rifondare l'etica per rifondare una politica, con la quale affrontare le nuove, impegnative sfide dai contorni ancora non ben definiti.

 

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Viviamo una fase di transizione e, come di solito accade a chi sta vivendo il cambiamento, non possiamo renderci conto appieno della portata degli eventi in atto e delle prospettive di sviluppo.

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La crisi è anche determinata da una sempre meno accettata delega a pochi da parte di una società civile, che ha acquisito una tale conoscenza dei fenomeni sociali da individuare un ruolo diverso del cittadino nei confronti dello Stato.

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Ciò si estrinseca anche mediante un processo di valorizzazione del ruolo dell'associazionismo.

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La globalizzazione dell'economia sta condizionando in modo consistente usi e costumi delle popolazioni d'ogni parte del mondo

 

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L'innovazione tecnologica gioca un ruolo particolare non solo nel campo della produzione industriale, ma anche in quello delle attività sociali.

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Uno dei limiti della cultura nei paesi industrializzati è costituito dalla forte parcellizzazione del sapere, favorita, in un recente periodo storico, dalla necessità di una precoce specializzazione nei campi tecnici.

 

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La politica della specializzazione esasperata è ormai alle nostre spalle, con l'avvento della logica della qualità dei prodotti e dei processi.

 

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Oggi sono invece favoriti in tutti i settori, in particolare in quello della produzione, il confronto e la sintesi di diverse discipline tecniche e umanistiche.

 

 

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E’ proprio quanto, da oltre un secolo di vita, propone il modello rotariano, facendo interagire, nei suoi club, uomini di culture ed esperienze diverse.
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08 09 07 - estratto sei

pillola1 cultura
Francesco De Santis affermava che: "E' proprio della cultura suscitare nuove idee e bisogni meno materiali, formare cittadini più educati e civili, metterli in Comunicazione con la cultura straniera, avvicinare e accomunare le lingue sviluppando in loro non quello che è locale, ma quello che è comune".

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Il Rotary, in Italia per gran parte formato da uomini di cultura, dovrebbe partecipare più intensamente al processo di rinnovamento perché possa diventare un vero e proprio motore innovativo della nostra futura classe dirigente.

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Dobbiamo però evitare di far confondere gli uomini di cultura con quelli che, con una attuale terminologia ambigua, sono definiti “intellettuali”.

Letteralmente la definizione d’intellettuale è di persona colta che segue con interesse la letteratura e la scienza.

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Ma a questa definizione si contrappone il convincimento di tanti che riconoscono come “intellettuale” solo chi è impegnato, cioè chi esercita un’influenza politica su una classe sociale o su una categoria di persone.

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Secondo quest’orientamento dovremmo considerare “intellettuale” Marcuse, per il suo pensiero che fu alla base della rivolta studentesca del 1968, e non Salvatore Quasimodo che non si è mai espresso in funzione politica.

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I nostri club dovrebbero diventare per i giovani un modello sociale e culturale, ma soprattutto morale.

L’esempio di un gruppo d’uomini che volontariamente, ognuno col proprio bagaglio d'esperienza, propongono progetti equilibrati e disinteressati nel tentativo di migliorare la qualità della vita.

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  •  
  • La cultura e l'educazione vanno insieme.
  • Corrado Alvaro fu molto felice quando intese la Cultura in quanto educazione e la perfezione interiore, in quanto equilibrio.
  •  

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La cultura non può essere collocata a destra o a sinistra e si sottrae a ogni condizionamento per mirare soltanto alla ricerca della verità, al bene comune, alla diffusione del principio di solidarietà verso i più deboli, all’affermazione dei diritti umani, al rifiuto di ogni sopraf-fazione.

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Chi fa propria tale interpretazione, si apre verso altri modi di pensare e altre visioni del mondo, opponendosi a ogni discriminazione razziale, religiosa, ideologica, ad ogni sanguinoso sopruso terroristico, nella speranza di uno sviluppo che riconosca in tutti gli uomini uguali diritti e uguali doveri.

 

 

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17 09 07 - estratto sette

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Per attirare i giovani esponenti della nostra Società, sempre più impegnata e frettolosa, è necessario, però, identificare modelli di club studiati per esigenze territoriali, visto che le realtà sociali possono notevolmente differire. Nelle nostre comunità, ad esempio, è necessario che i club continuino ad essere selettivi.

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Ciò rende necessario vigilare sulle ammissioni dei nuovi soci che dovrebbero basarsi sulla valutazione complessiva, serena e severa, della personalità dei candidati, sulla loro capacità di dare e ricevere amicizia, sul comportamento etico avuto in ogni circostanza nella vita e - perché no? - sul livello della loro educazione e della loro disponibilità al servizio.

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Dovremmo evitare con cura che possano entrare nei nostri club personaggi che, non essendo riusciti ad ottenere le necessarie soddisfazioni nella vita e nel lavoro, cerchino nel Rotary il correttivo alle proprie frustrazioni.

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Sono quelli che perseguono quel ridicolo “carrierismo” di chi ritiene che sia il distintivo a dare prestigio a chi lo porta e non chi lo porta a donare prestigio al distintivo.

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Dovremmo, anche, evitare di dare l’impressione, ai possibili candidati, che si voglia ottenere ad ogni costo il loro ingresso.
Molti di loro, negli uffici o in conversazioni da salotto, si vantano, infatti, di non aver potuto fare a meno di entrare nel Rotary, essendo stati “messi in croce” da amici, da colleghi o da parenti.

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Così facendo provocheremmo un danno d’immagine alla nostra associazione, che si rifletterà su ciascuno di noi, indebolendo il potere d’attrarre nuovi soci.

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Presentare un socio deve essere il momento più qualificante nella vita associativa di un rotariano, impegnato e coerente, che dovrà sentirne tutta la responsabilità.

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Il presentatore dev’essere pronto a diventare il “tutor” di chi ha presentato, per aiutarlo a farsi conoscere, ad inserirsi nel concreto impegno operativo, ad insegnargli le regole e i principi rotariani, a suscitare verso di lui l’attenzione amichevole dei soci più anziani.

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Accanto all’impegno sul territorio ben vengano, poi, quelli per la Rotary Foundation, per le tre H, per il volontariato a favore di paesi sottosviluppati, per l’azione internazionale e per le tante altre nostre belle attività, comprese quelle ricreative e mondane, per creare o migliorare lo spirito di gruppo e rinsaldare l’amicizia.

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In sintesi, abbiamo sempre maggiore bisogno di rotariani, integrati nella realtà contemporanea, che prestino volontariamente e in amicizia un’attività intellettuale di proposta sociale.

E’ questo l’impegno che ci caratterizza in “esclusiva” e rende attrattiva la partecipazione al nostro lavoro.

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Se si ha la sensazione, invece, che, nei nostri club, si stiano instaurando costumi ed abitudini derivanti da modelli negativi della Società in cui viviamo dobbiamo reagire per rifiutarli e bandirli dalla nostra vita rotariana, se vogliamo porci come modello per una gioventù disorientata e distratta.

 

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Non è opportuno, ad esempio, continuare a rincorrere, invano e senza un limite invalicabile di tempo, soci sordi ai molteplici richiami ed alle amichevoli sollecitazioni, per ottenere la loro presenza nei club e nelle attività istituzionali.

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Così facendo otterremo di continuare ad avere i loro nomi sull’annuario del club e, forse, le loro quote, ma avremo soprattutto ottenuto lo sconforto e la mortificazione di coloro che lavorano e s’impegnano, perché credono negli ideali rotariani e ritengono il Rotary una cosa seria, anche se non necessariamente tragica.

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Fino a quando la parte sana dei nostri rotariani l’accetterà?

Come medico posso ricordare che il “salasso”, cioè un’emorragia guidata e razionale, può a volte costituire l’unico rimedio per salvare l’ammalato.

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Certo è indispensabile la continua ricerca di nuovi partner nel servizio, per la necessità di dover compensare l’esperienza dei vecchi soci con lo spirito giovanile dei nuovi.

Ma il proselitismo a tutti i costi ed il porgere l’altra guancia, non fanno parte dei compiti rotariani!

 

 

 

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26 09 07 - estratto otto

Abbiamo certamente il grande compito di fare del bene, ma con la razionalità e la concretezza delle nostre idee e con quanto siamo in condizioni di poter proporre.

La forza delle idee e delle proposte non può e non deve commisurarsi con il numero di persone che contribuiscono ad elaborarle.

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Non siamo ne potremmo mai essere un movimento d’opinione, che ha bisogno dei grandi numeri per essere tenuto in conto nella spartizione del potere.

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Non dobbiamo più consentire che si apprezzino le perfide equazioni:

+ soci = + quote = + opere di bene

+ soci assenti = + risparmio = + opere di bene

 

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Le opere di bene

che derivano dall’assenteismo

è preferibile non farle.


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Un dinamico e moderno modello operativo per i nostri club, può essere, impostato solo sulla esaltazione dei valori individuali, sull’etica dei comportamenti e sull’impegno dei soci al “servizio”.
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Qualità che, proiettate nell’azione concreta, sono in condizioni d’aumentare anche la nostra visibilità e creare una consapevolezza diffusa di quanto facciamo.
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Senza tralasciare le nostre tradizioni, dobbiamo, però, evitare la tentazione d’essere

“laudator temporis acti”

e marciare con i tempi per non trovarci fuori dalla realtà e dalla credibilità.

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“Vince chi è veloce ad adattarsi,

lento a lamentarsi e

pronto al cambiamento”.

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La Società contemporanea è alla continua ricerca di nuovi modelli di vita sociale.

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Il club rotariano rappresenta un gruppo sociale d’aggregazione molto importante.

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Paul Harris, nel febbraio del 1915, scriveva su “The Rotarian”:

< Noi abbiamo bisogno d’una più chiara comprensione delle cose che hanno valore per evitare quelle inutili>

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Tra quelle inutili, è necessario evitare la burocratizzazione dei nostri club, altrimenti finiremmo per diventare uno dei tanti circoli sclerotici, soffocati da norme e tradizioni, che trascinano noiosamente la loro vita compiacendosi dei loro rituali e perdendosi in inutili banalità.


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Pablo Neruda definiva “morte lenta”
la vita di coloro che accettano di viverla
secondo regole formali e vuote banalità

“Lentamente muore chi abbandona un progetto prima d’iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce”.

“Lentamente muore chi evita una passione, chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti”.

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Aumentare il numero dei soci solo per esigenze finanziarie;
effettuare attività benefiche e culturali senza risvolti sociali;
perseguire programmi ambiziosi e irraggiungibili;
fanno diminuire il livello qualitativo dei soci e la voglia di lavorare con noi da parte dei più qualificati esponenti delle nostre comunità.

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Nel nostro tipo di Società è sempre più necessario far comprendere il servizio che siamo in grado di svolgere nei modelli di vita delle nostre comunità.
È necessario caratterizzarsi.

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In una società in cui sono sempre più definiti i compiti di ciascuno, e che rifiuta ogni forma di genericità, è necessario caratterizzarsi sempre più e sempre meglio.

 

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04 10 07 - estratto nove - ultimo

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Fare del bene non basta perché esistono associazioni e organizzazioni nate per questo specifico scopo.
Essere onesti, praticare la propria attività di lavoro come un servizio, non è sufficiente per distinguerci da altre organizzazioni.

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Esportare solidarietà non basta a caratterizzarci perché esistono benemerite organizzazioni internazionali che lo fanno meglio di noi, come la Croce Rossa, la Caritas e Medici senza Frontiere, premio Nobel per la pace.

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Sentire conferenze, partecipare a dibattiti, coltivare l’amicizia non basta, visto che lo si può fare in qualsiasi contesto associativo.


Praticare la tolleranza verso i “diversi” non ci porta a distinguerci da tante altre associazioni religiose e politiche.

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Partecipare a viaggi e ad avvenimenti culturali, sociali e ricreativi non ci distingue dalle varie associazioni di svago, di turismo o di cultura.


Attivarsi per una migliore conoscenza internazionale non è più considerata un’attrazione, in un’epoca in cui si può ottenerla facilmente, magari “on line”.

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Il modello più adatto a renderci esclusivi e, quindi, attrattivi è quello d’essere un gruppo d’elite – rappresentanza qualificata di differenti attività, professioni e carriere – impegnato a identificare problemi sociali di cui studia possibili soluzioni non contaminate da interessi di parte.

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E’ bene specificare che, quando parlo di “elite”, intendo riferirmi a quella derivante dal lavoro e dal comportamento morale e non dalla nascita o dal censo, senza alcuna discriminazione per il sesso e per l’età.

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Le mediocrità non sono di nostra competenza.

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Dobbiamo essere impegnati a mettere a punto progetti, equilibrati e disinteressati, da realizzare e offrire, come “Servizio”, all’attenzione degli organismi preposti, per contribuire a migliorare la qualità della vita, specie per le fasce meno fortunate della popolazione di cui ci riteniamo una parte qualificata.

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Se vogliamo portare una parola di Pace perché tra i popoli non esistano più barriere invalicabili di razza e religione, dobbiamo, però, necessariamente cominciare con il combattere l’indifferenza, l’egoismo e l’inefficienza, iniqui confini che separano tra di loro le persone nelle nostre Comunità.

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La ruota dentata, portata con orgoglio, deve evidenziare chi volontariamente è impegnato a costruire una società più giusta ed equilibrata ed è capace di porre in atto un’intelligente solidarietà.

 

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Paul Harris ci ricorda che :

i sorrisi non costano nulla, ma illuminano i sentieri della vita in modo stupendo, suscitando amicizia.

l’amicizia non conosce frontiere, scavalca tutte le barriere, naviga in ogni mare.

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Usiamo pure il nostro sorriso come antidoto alle spiacevoli realtà della vita e regaliamoci tra noi il sorriso e l’amicizia, ma impegniamoci, con tenacia e determinazione, in un

Rotary più concreto

in cui vi siano meno chiacchiere e più realizzazioni.

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Ricordiamo che solo l’entusiasmo può costituire il carburante capace di fare partire la locomotiva del nostro

S E R V I Z I O

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Amiche ed amici

in una società in cui la depressione e l’ansia sono le malattie più diffuse per la perdita di certezze nel domani, dobbiamo, tenacemente, essere

TESTIMONI DI SPERANZA

perché l’esempio del nostro sereno impegno possa

APRIRE LA VIA

a un domani che valga la pena di essere vissuto.

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Grazie per la cortese attenzione
e arrivederci a Sorrento per il nostro Istituto.
   
 

fine

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